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sabato 22 settembre 2012

Pan brioche per il papà! (con pasta madre)

Rieccomi! Sono rientrata dalle ferie ormai da 20 giorni, ma scrivere un post è stato fino ad oggi un lusso che non riuscivo a permettermi...riordina il materiale da campeggio, comincia a preparare la casa per il freddo che tra poco arriverà, concentrati sul lavoro, insomma fino ad oggi non son riuscita a concedermi il piacere di raccontarvi dei miei ultimi pasticci, anche se, ho fatto un sacco di bozze di post e un sacco di foto...per cui preparatevi...a breve arrivaeranno un po' di ricette, idee, pasticci di tutti i generi!!
Comincio con la ricetta per una colazione super golosa per babbo Smaro, che ho trovato sul gruppo facebook "la pasta madre" (che consiglio a tutti i cultori di pasta madre e non perchè è pieno zeppo di ricette golosissime!)
Questa ricetta è proposta da una delle iscritte e io l'ho realizzata usando Guendalina, che nonostante sia rimasta in frigo per 15 giorni mentre eravamo in ferie, non mi ha tradita e continua a dare il meglio di sè!
Occorrente:
  • 180 gr di pasta madre solida (120 di PM liquida)
  • 200 gr di farina manitoba (ma io ho usato la 0 che avevo in casa)
  • 200 gr di farina 00
  • 40 gr di zucchero (secondo me è meglio metterne 70/80 se si vuole fare un pane un po' più dolce adatto alla colazione)
  • 70 gr di burro morbido
  • 220 ml di latte con PM solida (200 ml con PM liquida)
  • 3 tuorli (ma non buttate gli albumi mi raccomando! Metteteli in una ciotolina e se nn avete tempo subito riponeteli in frigo coperti)
  • un cucchiaino di miele o di malto
  • mezzo cucchiaino di sale
  • scorza grattugiata di un limone non trattato
Per l'impasto io ho utilizzato la macchina del pane per praticità, ma si può tranquillamente fare anche a mano.
Mettere latte e pasta madre nella macchina del pane e far sciogliere per bene, aggiungere i tuorli d'uovo sbattuti e lasciare che il tutto si mescoli per bene, aggiungere il miele o il malto e piano piano la farina e la buccia grattugiata di limone. Dopo qualche minuto il sale e dopo qualche minuto ancora il burro tagliato a piccoli dadini. Lasciare che la macchina del pane lavori l'impasto per tutto il tempo previsto dal programma
 (se si impasta a mano impastare finchè non si ottiene un risultato liscio e omogeneo). Lasciar lievitare per un paio d'ore in luogo tiepido (io l'ho lasciato dentro la MDP. Preparare una teglia da plumcake.
Lavorare delicatamente l'impasto fino a fomare un filone lungo il doppio della teglia, piegarlo in due e lasciarlo lievitare per una decina d'ore (controllate anche ad occhio come procede la lievitazione) coperto con un canovaccio. Trascorso il giusto tempo accendere il forno e portarlo a 200°, possibilmente mettendo una teglia con dell'acqua sul fondo (il vapore aiuta a mantenere una consistenza morbida), mentre si aspetta che arrivi in temperatura, la ricetta originale dice di spennellare con una miscela di tuorlo e latte e cospargere con la granella di zucchero, ma io ho provato a spennellare con una piccola parte dell'albume avanzato e cosparso con zucchero di canna... Finiti gli ultimi ritocchi cuocere per 25 - 30 minuti, abbassando la temperatura a 190° verso fine cottura.

Il commento dello Smaro alla prima fetta (ovviamente mangiata ancora calda) è stato: "ma ha lo stesso gusto delle brioches del panettiere di quando ero bambino!! è buonissimo!"
Ricetta promossa, con richiesta di replica settimanale!!

Ah...dimenticavo...per gli albumi avanzati che vi ho detto di non buttare arriva presto una ricetta velocissima per trasformarli in una delizia (che a casa mia è finita in circa 10  minuti spazzolata dalla ma bimba solitamente poco propensa ad assaggiare cose "particolari"



giovedì 2 agosto 2012

Troppe pesche in casa?! Ecco come fare un ottimo succo di frutta!

Proprio quando pensavo di prendermi qualche giorno di pausa nelle mie preparazioni culinarie mi arrivano in omaggio molte pesche... e sì che lo Smaro ne mangia anche 4 in un colpo, ma ne abbiamo davvero troppe così ho dovuto trovare dei modi per trasformarle in maniera da poter portare il gusto dell'estate nei mesi freddi dell'inverno... Una conoscente mi ha passato la ricetta per fare il succo di frutta e... che dire... non ho potuto evitare di provare a farlo anche perchè è davverouna ricetta semplice, veloce e indolore! 
Ovviamente, mi conoscete, mentre cominciavo a pelare le pesche pensavo già a come potrò utilizzare il succo di frutta... Ma andiamo con ordine...







Ecco gli ingredienti che vi serviranno se vorrete provare a seguirmi:
  • 1 kg di pesche sbucciate e tagliate a pezzetti
  • 2 litri di acqua
  • 350 gr di zucchero
  • 2 limoni (solo succo)
Prendete una pentola bella capiente e mettete insieme tutti gli ingredienti, con un frullino a immersione frullate bene tutte le pesche, poi mettete sul fuoco allegro e portate ad ebollizione schiumando secondo la necessità.
Fate bollire per 10 minuti al massimo. Versate il succo bollente nelle bottiglie precedentemente lavate e sterilizzate e  chiudete ermeticamente. Se volete essere più sicure della durata del succo mettete le bottiglie, avvolte molto bene con degli stracci, in una grossa pentola e copritele d'acqua, portate ad ebollizione e poi spegnete il fuoco. Il succo di pesca è pronto!
Il risultato è un succo molto liquido e profumatissimo... non so se riuscirò a tenerne da parte a sufficienza per fare l'esperimento che ho in testa da quando sbucciavo le pesche... ma se ci riesco...promesso che ve lo racconto! E ora su, dai, mettetevi al lavoro anche voi! 

mercoledì 1 agosto 2012

Uno sfogo


Valle Maira - Campo base
estate 2010

Oggi nessuna autoproduzione... solo una riflessione su una cosa che mi amareggia molto.. ovvero la scarsa attenzione che abbiamo noi italiani nel valorizzare la nostra terra.
Ogni anno con i miei genitori e le mie sorelle cerchiamo di regalarci un weekend di vacanza tutti insieme. Siccome siamo tutti amanti del campeggio itinerante, ma non riusciamo mai ad organizzare per più di un paio di giorni cerchiamo sempre mete molto vicine. Quest'anno, complice anche il fatto che la mia sorellina doveva partire per il campeggio scout (come capo eh), che sarà in Val Casotto, abbiamo cercato un posto vicino alla sua meta. A quanto pare in zona esiste un unico camping a San Giacomo di Roburent, per cui è lì che siamo andati ed è lì ho avuto la conferma che noi italiani teniamo veramente poco a dare buona impressione di noi....
Questo campeggio è l'unico nel raggio di molti chilometri (e già qui ci sarebbe da riflettere) e anzichè presentarsi pulito e ordinato e dare a dei nuovi avventori delle piazzole civili in modo da far loro venire voglia di tornarci... beh li piazza su uno spiazzo sassoso e assolato, su piazzole delimitate da mattoni di cemento (ma ben vicine al bar), con bagni a dir poco vetusti (anche se discretamente puliti onor del vero)... sistemazione che avrei potuto capire se non ci fossero stati più altri posti disponibili, ma a pochi metri di distanza c'erano piazzole ombrose e molto più gradevoli assolutamente deserte! La cosa più sgradevole però è stato il conto... assolutamente spropositato rispetto a ciò che veniva offerto.


Saluzzo - Piazza Vineis
Una carovana suona in piazza creando un incredibile momento di festa
Estate 2012

Ma a deludermi non è stato solo il campeggio! Anche san Giacomo di Roburent mi ha dato la sensazione di un paese che poco tiene a mostrare se stesso e le sue bellezze nel migliore dei modi. Sicuramente l'edilizia selvaggia degli anni settanta non giova a migliorare l'aspetto di un paesino di montagna, ma se il poco che è rimasto fosse un po' meglio valorizzato... C'è una chiesetta progettata dal Gallo (architetto che nella nostra zona ha realizzato parecchie chiese agli inzi del '700) che sarebbe molto carina e piacevole da visitare, ma che se non sei curioso nessun cartello ti invita a vedere! In compenso grandi cartelli ti invitano al circo o nel negozio che fa le offerte migliori...e se vuoi passeggiare lo devi fare facendo una ginkana tra le macchine!
Devo ammetere però che il parco giochi del paese è veramente carino e che con i lavori che stanno facendo sembra diventerà molto bello, almeno i piccoli potranno godere di uno spazio piacevole e dedicato completamente a loro...

Valcasotto - Bar formaggeria - Estate 2012

La cosa che mi ha intristito molto chi passa per caso in questo posto sicuramente non è invogliato a ritornarci dopo essere stato spennato una volta!
Nella vicina Francia (dove anche il più insificante dei comuni ha un suo piccolo campeggio municipale) si trovano piccoli angoli di paradiso dove tutto è ben tenuto, dove l'ospite non è fatto sentire come il turista da spennare (anche se poi, vista l'accoglienza la voglia di spendere un po' ti viene) e dove il patrimonio paesaggistico e culturale è messo in risalto e non nascosto, fino anche ad eccessi opposti!
Penso che se imparassimo dai nostri vicini francesi (che spesso dileggiamo) a valorizzare il posto in cui viviamo, ad accogliere il turista come un ospite e non come un pollo da spennare, se arrivassimo a capire che un campeggiatore non è un turista di serie B e che se gli si offrono aree per sostare con il camper o con la tenda piacevoli, si fermerà nella nostra città e poi ne parlerà ad altri, avremmo una grandissima opportunità sia economica che culturale... Chissà che questa crisi possa insegnarci ad amare un po' di più quello che abbiamo e che non vediamo!
Scusate il post un po' noioso...ma sentivo davvero il bisogno di sfogarmi!

giovedì 26 luglio 2012

La guerra della marmellata...ovvero dolce o leggermente aspra?

I Ramasin di Saluzzo
Dovete sapere che da quando siamo sposati io e mio marito tutte le estati facciamo la marmellata di ramasin (piccole susine molto dolci tipiche della provincia di Cuneo) e ogni anno facciamo una piccola guerra sullo zucchero, che termina regolarmente con un pareggio...ovvero lui si fa la marmellata terribilmente zuccherosa per suo uso e consumo e io, che amo i gusti un po' più aspri mi tengo da parte un paio di chili di frutta per fare i miei esperimenti.
Quest'anno abbiamo ricevuto in regalo, oltre ai consueti ramasin, anche due cassette di albicocche che mio marito si è precipitato a trasformare in marmellata (lui tolte le pesche, le mele, le fragole e le banane non mangia frutta cruda)...son riuscita a rubargliene circa tre kg di cui 1 kg è finito nella mia pancia golosissima di frutta estiva e il restante ho dovuto convertirlo in marmellata per evitare di fare un'indigestione!
Oggi vi racconto i nostri due differenti processi di "marmellificazione"... così potete scegliere a seconda che preferiate una marmellata superdolce o una marmellata che conserva il gusto della frutta (sì lo so che sono di parte...ma d'altronde il blog è mio!)

Procedimento dello Smaro
Ingredienti (quantità minima di marmellata, bastante per meno di 6 mesi delle sue colazioni, quindi da raddoppiarsi con seconda serata di produzione...abbiamo una sola pentola capiente...)
  • 4 kg di ramassin (o albicocche) disossati
  • 2 kg di zucchero
  • 1 limone (succo e se non trattato qualche scorza)
Disossando la frutta metterla direttamente nella pentola e, raggiunti i 4 kg, mettere sul fuoco vivace, girando di tanto in tanto per evitare che attacchi sul fondo, per circa mezz'ora. A questo punto con il frullino ad immersione frullare il composto ed aggiungere lo zucchero e il succo del limone. Continuare la cottura per circa due ore, due ore e mezza a fuoco medio giarndo di tanto in tanto il composto per evitare che si attacchi al fondo, si bruci. Verificare la consistenza della marmellata con il trucco della goccia (versare una goccia di marmellata su un piattino e aspettare che si raffreddi, provare a girere il piattino e vedere se la marmellata cola ancora o se si è solidificata, in questo secondo caso è pronta!). Mettere la marmellata bollente nei vasetti precedentemente sterilizzati, chiuderli ermeticamente e metterli a testa in giù a raffreddare, Portare in cantina e servire a colazione tutte le mattine con un pezzo di pane rustico o con una fetta di pan brioches.

Procedimento della Fra
(sperimentazione senza pectina)

I Ramasin con lo zucchero di canna e il limone
aspettano il giusto tempo di marinatura
 Ingredienti (quantità massima utilizzata di frutta avanzata dal procedimento di Smaro)
  • 2 kg di ramassin (o albicocche) disossati
  • 400 gr di zucchero (quest'anno ho provato a farla con lo zucchero di canna)
  • 1 limone
Disossando la frutta metterla direttamente nella pentola fino a raggiungere i 2 kg ( o meglio fino a finire gli avanzi di frutta del marito). Versare sui ramassin (o sulle albicocche) lo zucchero e mescolare leggermente. Prendere il limone, se non trattato chimicamente, togliere qualche scorza e metterla insieme con la frutta, poi spremere il succo con uno spremi agrumi e versare sul composto di frutta e zucchero. 
Le albicocche marinate finiscono sul fuoco

Mettere in frigorifero la pentola per una notte (alle volte anche un po' di più...dipende dai turni di lavoro...), trascorso il tempo mettere la pentola sul fuoco e lasciar cuocere la composta per circa 45 minuti, poi fare la prova della goccia per verificare la consistenza. Se è cotta a puntino vesare ancora bollente nei barattoli, chiudere ermeticamente e capovolgere fino al raffreddamento. Portare in cantina (in luogo ben definito e lontano dalle preparazioni dello Smaro) e utilizzare per farcire crostate domenicali (io non mangio mai la marmellata a colazione), per provare a preparare merende sane alla figlia (che onor del vero non mangia alcuna schifezza, ma pure rifiuta qualsivoglia genere di frutta e verdura), per le colazioni della sorellina in visita (anche per lei la marmellata dello Smaro è troppo dolce), come regalo per le amiche o come merce per i miei baratti!

Bene, adesso sapete tutti, che ogni estate a casa della MammaFra riparte la guerra fredda della marmellata... giudicate voi quale sia il miglior procedimento... tanto io resto della mia idea (ma sperimento ogni anno nuovi percorsi per arrivare alla marmellata perfetta) e lo Smaro pure (lui è un mulo e, cascasse il modo, non accetterà mai di fare in modo diverso!)

Ah..dimenticavo...a breve mi lancio con la marmellata di mirtilli visto che ora si trovano a buon prezzo al mercato, ma per quella la ricetta è un po' diversa e temo dovrò usare moooooolto zucchero!

sabato 21 luglio 2012

un regalo per un amico...liquore al basilico!

Siccome abbiamo un amico che ogni anno ci regala almeno due cassette di susine (e quest'anno anche due cassette di albicocche) ed è sempre a casa sua che facciamo le grigliate volevo fare qualcosa per ricambiare le sue gentilezze, così sapendo che ama i liquori autoprodotti ho pensato di fargliene uno con le erbe del mio orto da balcone... A disposizione ho basilico, menta e melissa così, come sempre, ho provato a vedere cosa proponeva il web... 
Ho scelto il basilico per iniziare perchè è molto rigoglioso e anche perchè i commenti che ho letto da chi ha provato questo liquore sono tutti superpositivi.
Ecco cosa serve per prepararlo:
  • 1/2 litro di alcool buongusto
  • 30 foglie di basilico
  • 1/2 limone
  • 400 gr di zucchero
  • 500 gr di acqua
Mettere in un barattolo di vetro l'alcool con il basilico e il mezzo limone tagliato a pezzetti e chiuderlo. Dopo 24 ore preparare uno sciroppo di zucchero facendo bollire il mezzo litro di acqua con lo zucchero per circa due minuti e lasciarlo raffreddare. Quando sarà pronto lo sciroppo, scolare l'alcool togliendo le foglie di basilico e i pezzi di limone e miscelare il tutto e...voilà il liquore è pronto!!!
Se volete lo potete bere da subito, ma se aspettate un mese sarà ancora più buono!!!

giovedì 19 luglio 2012

Falafel...alla piastra! Ovvero come convincere il marito a mangiare i ceci!

Dovete sapere che mio marito non ama molto i legumi per cui se voglio che mia figlia li mangi o aspetto che lui non ci sia a cena o mi invento qualche strano modo di farglieli mangiare... oggi, non so perchè mi è venuta un'incredibile voglia di falafel, per cui mi son messa a cercare la ricetta sul web e ovviamente ne ho trovate moltissime tutte  analoghe e invitanti, con un solo difetto (che non ricordavo)...i falafel sono fritti!!! e con il caldo che c'è davvero non avevo voglia di aggiungere una padella di olio bollente in cucina così mi è venuta l'idea di provare a cuocerli sulla piastra!
l'impasto pronto per trasformarsi
Ma andiamo con ordine... per fare i falafel servono:
  • 250 gr di ceci crudi
  • mezza cipolla (va bene anche lo scalogno)
  • una fisca d'aglio
  • prezzemolo tritato 
  • un cucchiaio di cumino
  • un cucchiaio di coriandolo in povere
  • sale
  • pepe
Mettere in ammollo 24 ore prima i ceci in abbondante acqua fredda. Scolarli e metterli un po' alla volta nel frullatore crudi fino a spezzettarli per bene.
i falafel pronti per la padella
Metterli in una terrina e nel frattempo tritare finemente cipolla e aglio e prezzemolo. Mettere tutti gli ingredienti insieme e lavorare con le mani fino a miscelarli bene, come per fare delle normali polpette. L'impasto che si ottiene potrebbe essere un po' troppo liquido, in questo caso bisogna aggiungere qualche cucchiaio di farina (io ho usato quella di segale...perchè è la prima che mi è passata per le mani e mi ispirava) fino ad ottenere un impasto sufficientemente compatto per essere lavorato. Prenderne un po' tra le dita e lavorarlo fino a farlo diventtare una pallina (a questo punto nella ricetta originale dei falafel il composto si schiaccia leggermente e lo si mette a friggere in padella, ma come ho detto io non avevo voglia di unto stasera, per cui...) schiacciare il composto tra le  mani fino a farlo diventare un dischetto di circa 1 cm di spessore o anche un po' di meno (ma non troppo).
l'inizio della cottura
Scaldare molto bene una padella antiaderente o la piastra e adagiare i piccoli hamburger. dopo un paio di minuti girarli e lasciarli cuocere sull'altro lato, per poi rigirarli dopo un paio di minuti... in tutto teneteli sul fuoco per almeno una decina di minuti, ma fate attenzione che non brucino! Toglieteli dal fuoco e serviteli! Il massimo sarebbe con una salsa fatta con yogurt greco miscelato con qualche goccia di limone, foglioline di menta spezzettate (o volendo erba cipollina tritata grossolanamente) e una bacca di coriandolo... stasera son uscita troppo tardi dall'ufficio e ho dovuto rinunciare alla salsina...ma con una bella insalata di lattuga e pomodori i miei falafel alla piastra son riusciti a conquistare anche il marito che non sopporta i legumi!
eccoli pronti! Ops...ne manca uno...chi se lo sarà pappato???

lunedì 9 luglio 2012

aceto di mele alla lavanda

Finalmente è fiorita la lavanda! Dovete sapere che il mio comune ha riempito tutte le aiuole intorno a casa mia con tanta lavanda... chiede poca acqua e poca cura... la fioritura è davvero bella e il profumo è meraviglioso e, soprattuto, se ne rubo un po' non faccio un torto a nessuno, anzi faccio un favore ai giardinieri che poi ne devono tagliare di meno!!!

Il mega vaso di aceto alla lavanda in produzione

Fino a un'anno fa pensavo che con i fiori di lavanda, oltre ai sacchetti per profumare la biancheria si potesse fare molto poco, ma mi sbagliavo di grosso! Per curiosità scrissi una mail a Veggie nel suo gruppo di yahoo chiedendole qualche consiglio, poi mi documentai in rete e cercai di capire che cosa potevo produrre e a che scopo e ovviamente scoprii un mondo di cose fantastiche!
Partiamo dalla più semplice, veloce ed economica: l'aceto di mele alla lavanda
Occorrente:
  • un vaso di vetro con coperchio della capienza sufficiente per fare la quantità di aceto desiderata (io ho usato un vaso da tre litri)
  • fiori di lavanda freschi
  • aceto di mele o di vino bianco (personalmente preferisco quello di mele, ma vanno bene tutti e due)
  • una o più bottiglie di vetro (basta conservare quella dell'aceto)

Comincia l'operazione imbottigliamento

Il procedimento per preparlo è davvero semplice, anche se ci vuole un pochino di pazienza...
Infatti bisogna "spigare" i fiori di lavanda, ovvero staccare i fiorellini dal gambo... non è difficile: basta prendere con una mano il gambo e con l'altra strigere tra due dita il fiore e farle scorrere per tutta la sua lunghezza in modo da staccarlo dal gambo! Se raccogliete tanta lavanda il lavoro sarà un po' lungo, ma se lo fate in compagnia come ho fatto io, le chiacchiere vi faranno dimenticare la noia e poi casa vostra non avrà bisogno di profumatori per ambienti o altro perchè in breve un intenso profumo di lavanda si spargerà dovunque! Sarà necessario riempire di circa un terzo il vaso che avete scelto. Arrivati alla giusta quantità versate l'aceto sopra la lavanda e chiudete il vaso con il suo tappo...noterete che in poco tempo l'aceto cambierà colore e diventerà scuro, niente di grave...sono i fiori che regalano il loro colore!
I Fiorellini scoloriti dopo il primo filtraggio
A questo punto il vostro vaso dovrà restare chiuso per una quindicina di giorni, per cui mettetelo in un angolo della cucina (non in pieno sole) e ogni tanto dategli una agitatina.
Passate le due settimane il vostro aceto alla lavanda sarà pronto per essere filtrato e imbottigliato.

Il mega vasone è vuoto...
ora bisogna spremere i fiorellini!

Se potete procuratevi un imbutone di quelli alti che si usano per travasare il vino, "foderatelo" con uno straccio o un ascigamano da cucina, prendete le bottiglie precedentemente lavate e cominciate a versare il contenuto del vaso. Quando avrete scolato tutto l'aceto, nel canovaccio vi resteranno i fiorellini scoloriti, per non perdere nulla dell'essenza della lavanda, prendete uno schiacchia-patate e metteteli dentro spremendoli nell'imbuto fino a strizzarli a fondo. Chiudete bene le bottiglie e ritiratele... il vostro aceto alla lavanda è pronto!!!
Ora però mi chiederete cosa diavolo me ne faccio dell'aceto alla lavanda, visto che sull'insalata non è che proprio ci stia d'incanto!
Beh, semplice, lo uso al posto del balsamo sui miei capelli!
Noooo, non vado in giro sembrando un'insalata troppo condita! L'odore dell'aceto scompare appena i capelli sono asciutti, mentre invece rimane il profumo della lavanda! E il grosso vantaggio è che oltre a lasciare i capelli lucidissimi è anche un trattamento antipidocchi abbastanza efficace! 
Altri possibili utilizzi di questo aceto sono per esempio, come ammorbidente nella lavatrice (ma usatelo con parsimonia, perchè troppo potrebbe colorare la vostra biancheria...) oppure lo potete usare come anticalcare nelle pulizie... insomma...farne una buona scorta non è una cattiva idea!!!
Lo schiaccia-patate pieno di fiorellini da strizzare
Ah...dimenticavo...con lo stesso metodo lo scorso anno ho fatto anche l'aceto alla camomilla per la mia sorellina... ottimo anche quello!!

domenica 8 luglio 2012

Fresco piatto unico


Oggi è domenica e sicuramente molti di voi si staranno preparando per un pic-nic delizioso in montagna o in riva al mare... Io invece sono al lavoro, ma siccome non ho voglia di demoralizzarmi, ho deciso di preparare una piccola delizia per il mio palato goloso (usando anche qualcuno dei miei pomodorini maturi!)!
Il mio lavoro prevede una pausa pranzo di mezz'ora, ma di fatto non riesco mai ad allontanarmi dall'ufficio per mangiare in un bar o in mensa, per cui mi porto da casa quello che nel mio dialetto si chiama il "barachin". Ovvero, una gavetta o una scatola con il pranzo pronto... Quelle che ricordo di aver visto da bambina erano gavette a più strati, con un primo, un secondo e un contorno.... erano belle ricche, ma anche davvero ipercaloriche! Le mie cercano di essere un po' più equilibrate e tagliate su misura per la mia dieta, ma siccome sono un po' viziata e non sopporto di mangiare sempre le stesse cose ogni giorno mi invento un nuovo "barachin"....
Ieri sera dovevo studiarmi un menù per il pranzo di oggi, così ho aperto la dispensa e frugato tra quello che avevo ed è nata un'insalata fresca di Quinoa e bulgur di farro...
Gli ingredienti? Eccoli:
  • Quinoa bianca
  • Quinoa rossa
  • Bulgur di farro
  • Pomodori
  • mozzarella
  • cipolline sott'aceto
  • olive
  • mais
  • un paio di foglie di menta
  • olio
  • aceto o limone
Come farla? beh è davvero banale... ho messo a bollire l'acqua e l'ho salata, poi ho buttato il composto di quinoa e bulgur (un terzo per ogni ingrediente) e lasciato cuocere per 10 minuti, scolato, messo sotto il getto dell'acqua fredda e versato nel contenitore da portare in ufficio. Poi ho fatto a pezzetti gli ingredienti più grossi (pomodoro e mozzarella), tritato la menta, aggiunto le cose piccole, olio e aceto (ahimè nn avevo il limane) et voilà! In un quarto d'ora mi son preparata un pranzo goloso!
Che ne dite vi ispira??

lunedì 11 giugno 2012

Cucina dal mondo...ricordando la Croazia di due estati fa!


Sono molto curiosa e quando vado in giro mi piace sperimentare un po' tutte le novità che mi si presentano... soprattutto quelle culinarie!!
Due estati fa, quasi per caso siamo andati in Croazia con la nostra "casa tenda" e, dopo anni, ho potuto ri-gustare i Cevapici: una specie di polpetta/salsicciotto che piace un sacco anche ai bambini, che può diventare un'ottima variante al solito hamburger e che vi può aiutare a trovare un modo per far pasticciare i bimbi (meglio farlo con le mani pulite eh...)
La ricetta l'ho mutuata da http://www.cucinare.meglio.it/ ... io ho variato un po' gli ingredienti: ho usato solo macinata di manzo e al posto del lardo ho usato della pancetta a dadini che avevo in casa frullandola con il frullino a immersione (e son venuto buoni lo stesso)....

Ingredienti e dosi per 4 persone
•200 g di polpa di manzo macinata
•200 g di polpa d'agnello macinata
•200 g di polpa di maiale macinata
•100 g di lardo ben battuto
•1 cipolla tritata finemente
•1 bicchiere di vino bianco (facoltativo)
•Sale
•Abbondante di pepe

Preparazione
Amalgamate bene tutti gli ingredienti in una terrina operando con le mani.

Ricavatene cilindretti del diametro di un dito, che taglierete a pezzi lunghi circa sette centimetri (la cottura li ridurrà a cinque).

Appoggiate i cevapcici così ottenuti sulla griglia già calda (ci vorrebbe la carbonella, ma anche la griglia o la piastra elettriche vanno bene), lasciandoveli finché siano diventati molto scuri e abbiano rilasciato quasi tutto il loro grasso.
Sarà necessario rigirarli di tanto in tanto.
Serviteli con abbondante cipolla cruda affettata non troppo sottilmente e/o con salsa ajvar (peperone rosso crudo, macinato e mescolato ad aglio tritato, olio, poco aceto).
Accompagnateli con verdura in umido.
Sono una delizia... attenti a non farvene fuori troppi!! 

martedì 15 maggio 2012

Lievito Madre... come fare?! Ecco la storia di Guendalina, la prima delle mie due paste madri.

Se avete letto qualcuno dei miei post, forse già sapete che a casa mia si usa la pasta madre come lievito per preaparare pane, pizza e dolci... Oggi, illuminazione celeste, mi son resa conto che però ancora non vi ho raccontato nulla del mio lievito madre!
Circa una anno e mezzo fa, quasi per scherzo iniziai una specie di sfida con un collega... ottenere in casa la madre del lievito per panificare...Tutti e due ci siam messi alla ricerca di un metodo per ottenerle e... beh, devo dire che la sfida, almeno in un primo tempo la vinse lui... io continuavo a fare esperimenti, ma a me sta farina proprio non ne voleva sapere di mettersi a lievitare... Così mi sono intestardita e, per la disperazione di mio marito, non ho voluto smettere di provare finchè non ho ottenuto quel che volevo!
Guendalina al rinfresco
Ovviamente per trovare la "ricetta" giusta ho girato molto per il web e ne ho provate parecchie con scarso successo... Alla fine quella che poi mi ha dato la mia amata pasta madre numero 1...è stata la ricetta delle sorelle Simili presa su La ricetteria.
In pratica per far partire la prima lievitazione occorrono 200 gr di farina 0 (è consigliata la farina 0 perchè ha facilità di lievitazione), 100 gr di acqua (meglio se di bottiglia se l'acqua di casa vostra è dura) e 1 cucchiaino di miele, si impasta il tutto fino ad ottenere una palla di pasta e poi la si ripone in un barattolo di vetro, meglio se stretto e alto (e mi raccomando che sia di vetro e non di plastica!), coperto, ma non chiuso ermeticamente... è importante che passi un po' di aria per favorire la fermentazione degli zuccheri...
Guendalina rinfrescascata
Passate 48 ore si fa il primo rinfresco della vostra Pasta Madre ovvero si prendono 100 grammi dal primo impasto (il resto lo si butta), si agiungono 50 gr di acqua e 100/110 gr di farina, si impasta il tutto (consiglio di sciogliere il primo impasto nell'acqua e poi aggiungere la farina) fino ad ottenere un nuovo impasto sodo, si ripone il tutto nel barattolo di vetro e lo si lascia riposare per 24 ore per poi procedere a un nuovo rinfresco... la vostra pasta madre in embrione dovrebbe, già dopo il primo rinfresco fare delle piccole bolle dentro e cominciare a crescere un pochino... per sapere se effettivamente cresce il modo migliore è fare una tacca con un pennarello indelebile sul vostro barattolo di vetro in corrispondenza dell'altezza dell'impasto... se cresce lo si vedrà a colpo d'occhio! Se però ancora non succede nulla...  non disperate! Fate il secondo rinfresco e vedete che succede... se ancora non succede nulla... beh dopo altre 24 ore fatene un terzo... a questo punto la pasta madre dovrebbe essere partita... se così non fosse, mi sa che dovete ricominciare da capo proprio come ho fatto io!
Guendalina torna a casa per poter lievitare
Uno dei motivi per cui la vostra pasta madre potrebbe non essere partita bene è il freddo.. purtroppo per far fermentare i batteri ci vuole una temperatura di circa 20° C!! Per cui vi consiglio di fare l'esperimento o in estate con il caldo o in inverno con il riscaldamento acceso!
Man mano che rinfrescate la vostra pasta madre, questa prenderà forza e vita, ma è importante sapere che più una pasta madre è vecchia e più è buona, per cui non vi spaventate se le prime volte che userete la vostra pasta madre il risultato non vi soddisferà troppo...
Per i primi utilizzi è consigliabile non lanciarsi su prodotti che richiedano un'eccessiva lievitazione, per cui l'ideale è fare grissini o al massimo una pizza... c'è chi consiglia l'utilizzo di un pizzico di lievito di birra aggiunto all'impasto per aiutare il neonato lievito naturale e ineffetti all'inizio può essere veramente utile per non farsi scoraggiare, ma non ditelo a chi è un cultore della lievitazione naturale perchè inorridirà di sicuro!
Quando la vostra pasta madre avrà preso corpo non sarà necessario rinfrescare tutti i giorni, basterà farlo una volta ogni 4 o 5 giorni a meno che voi non abbiate bisogno di usarla più di frequente. E tra un rinfresco e l'altro la potrete tenere in frigo utilizzando un picccolo accorgimento, ovvero, dopo il rinfresco lasciatela per qualche ora fuori in modo che si inneschi il processo di lievitazione, poi riponetela, ma lasciando sempre il barattolo un po' aperto per farla respirare
Guendalina lievita...il segno nero è la tacca di riferimento
Quando vorrete usare vostro lievito naturale dovrete ricordarvi di raddoppiare le dosi al rinfresco fino ad averne a sufficienza per la vostra preparazione, per cui anzichè rinfrescare 100 gr, sarà utile rinfrescare 200gr di pasta madre con 100 gr di acqua e 200/220 di farina ed eventualmente con un successivo rinfresco raddoppiare ancora le dosi (400 gr - 200 ml - 400/440 gr).
Tenete presente che per  ottenere una pagnotta di circa 1 kg occorrono 250 gr di lievito madre, a cui si aggiungeranno 300 ml di acqua e 6/700 grammi di farina (lo stesso impasto base lo uso anche per la pizza),. Quindi calcolate che se volete fare i kg di pane avrete bisogno di 250 gr di lievito per l'impasto + 100 gr da tenere da parte per non perdere la vostra madre!
E se dopo aver letto il mio lungo sproloquio vi è passata la voglia di fare questo esperimento... beh, contattatemi! Guendalina (questo è il nome che ho affibbiato alla mia pasta madre) è prolifica e le piace che i suoi figli se ne vadano in giro per l'Italia... per cui... se volete evitare di fare questo esperimento e vi piacerebbe avere in casa un qualcosa che vi ricordi me... beh son disponibile a farvi avere un pezzettino della mia Guendalina!!
P.S. Per chi si stesse chiedendo che fine hannofatto il mio collega e la sua pasta madre... beh lui dopo un po' ha trascurato il suo lievito e si è rivolto a me per averne di nuovo!!! XD


domenica 8 aprile 2012

La gallina magica

Dovete sapere che da tanto tempo a casa mia c'è una specie di tradizione...una di quelle cose che nascono così per caso, ma che poi restano immutate e ripetute per tutti gli anni a venire!
Esattament enon ricordo più neppure quando iniziòquesto gioco, ma credo sia stata un'invenzione della mia mamma per fare in modo che una delle mie sorelle non attentasse alla vita delle uova di Pasqua prima del tempo... Fatto sta che... un giorno arrivò a casa nostra la prima GALLINA MAGICA e da allora tutti gli anni ritorna a trovarci nel periodo precedente alla Pasqua. Ma cosa fa questa gallina? Beh... quello che fanno tutte le galline! Fa le uova! Ma le sue sono uova magiche...Uova di cioccolato finissimo... rigorosamente una al giorno fino al giorno di Pasqua e poi... beh poi fa la fine che spetta a una gallina di cioccolato!!! Fraternamente ce la dividiamo tra tutti quanti!

P.S. quest'anno la gallina magica ha avuto dei compagni di viaggio... L'altra nonna non potendosi trattenere ha fatto arrivare a casa nostra una paperella magica con un suo paperotto...anche loro hanno prodotto uova magiche e stasera, quando mamma tornerà a casa dal lavoro.. beh finirà che ci spartiremo fraternamente un po' di cioccolato in più!!!

BUONA PASQUA A TUTTI QUANTI!

sabato 26 dicembre 2009

Storia di un medico e di un curato di campagna

C'era una volta un medico, padre di famiglia, scout, che aveva fatto della sua professione la sua missione. Aveva scelto di non cedere alle lusinghe dell'attività privata perchè credeva che tutti avessero diritto ad essere curati nel migliore dei modi, aveva scelto di diventare il miglior chirurgo possibile per poter dare a tutti l'aiuto che serviva loro... Anni di sacrifici per lui e per la sua famiglia: poco tempo per la figlia piccola (ma quel poco tempo era sempre tempo di amore), poco tempo per riposare, molti incubi e tanta tanta fatica... ma piano piano il medico arrivò ad essere veramente veramente bravo (forse non il migliore al mondo come pensave la sua bimba... ma sicuramente un asso nella sua professione). Fece carriera, ma continuò a non cedere alle lusinghe dell'attività privata: per lui innanzi tutto venivano l'ospedale e i suoi pazienti (e la moglie e le figlie, che nel frattempo erano diventate tre, erano un po gelose dell'ospedale
 e dei pazienti)... quando arrivò ai vertici pensava di poter migliorare il suo piccolo mondo e di poter regalare al mondo un piccola speranza nuova, ma si scontrò con chi della sanità pensava fosse una opportunità politica!
Amareggiato decise di ritirarsi e di portare in Africa ciò che aveva imparato per poterlo mettere a disposizione di chi veramente aveva bisogno... partì carico di speranze e di sogni... si trovò di fronte a situazioni che mai avrebbe pensato, cercò di fare tutto quello che era in suo potere e gli capitò anche di fare dei piccoli miracoli... ma anche qui la cruda realtà della politica e della convenienza personale si scontrò con la sua missione.
Amareggiato tornò a casa e credeva di aver fatto tutto invano... un giorno incontrò un parroco di campagna, un'anima semplice, un povero prete un po' alcolizzato e molto solo, e con lui si sfogò raccontandogli la sua amarezza, la sua delusione... il parroco lo prese di peso e lo portò... NO non lo portò in Chiesa a chiedere scusa a Dio per aver pensato che era stato ingiusto con lui... lo portò nel suo piccolo orticello. Era estate, i filari zappati con cura avrebbero dovuto essere pieni di rigogliosa verdura... e invece... ecco davanti a lui dei filari zappati, diserbati curati in tutto ma assolutamente vuoti... Il medico rimase stranito, il Parroco gli disse: "vedi, io qui ho zappato, ho seminato, ho bagnato con amore.... e nulla è cresciuto, assolutamente nulla!!!". Il medico cominciò a pensare sconsolato beh..."mal comune mezzo gaudio...", ma il Parroco ancora lo tirò per la manica e lo portò in un angolo del suo giardino pieno di
 sterpaglie ed erbacce... e là nascosti gli fece notare dei piccoli piantini di pomodoro, delle carote, dell'insalatina... Il medico rimase esterrefatto (e forse pensò che il parroco era un po' troppo ubriacone...), ma il parroco lo guardò dritto negli occhi e gli disse: "vedi, io ho seminato nei filari, li ho curati con tutto l'amore che conoscevo, eppure loro non mi hanno dato indietro nulla... ma i miei piccoli semi hanno deciso di volare altrove... io pensavo di aver faticato per nulla... e poi... ho scoperto che il mio lavoro non era stato invano!"
Fu così che il medico capì che il suo lavoro non era stato invano e forse un giorno anche lui avrebbe potuto vedere i suoi frutti nascosti tra un mare di erbacce!
(ah... dimenticavo... sua moglie e le sue figlie i frutti li hanno sempre visti... e lo amano nel profondo anche se nel frattempo è diventato un vecchio brontolone!)